A prison for knowledge/Una prigione per la conoscenza- (eng – ita) – M° Aurelio Porfiri

It is sad to consider the following point, but more and more I am forced to think that the real enemy of education is compulsory education. Now, there are of course happy exceptions to this statement, but my experience, especially here in Asia, is that if you want to hate culture you have to go to school.  Why is this happening? First, schools are weapons of mass production; they just generalize education for people that are very different and prepare them just to be poor actors in future society, not protagonists; second, creativity is considered a sort of danger, emphasizing all teaching on the “scientific” side of knowledge whereby humanity progresses thanks to creativity (in science too); third, the poor quality of the teachers greatly affects how a school is managed, these teachers being the first impediment to the real development and growth of students; fourth, there is an inability to relate academic subjects to students’ experiences.

I repeat, it is sad to notice this, but I come to think that homeschooling is probably a much better solution for a real education, tailored to students’ needs and not standardized based on teachers’ inabilities. Is destroying schools a solution? Destroying schools here means not destroying them materially, but to rethink a concept that once was intended as a resource of learning for everyone but has become a prison for knowledge.

E’ triste constatare quanto segue, ma sempre più sono forzato a pensare che il nemico reale dell’educazione é la scuola dell’obbligo. Ora, ci sono naturalmente delle felici eccezioni a questa affermazione, ma la mia esperienza, specialmente qui in Asia, é che se vuoi odiare la cultura devi andare a scuola. Perché questo succede? Primo, le scuole sono armi di produzione di massa, generalizzano l’educazione per persone che sono differenti e le preparano ad essere poveri attori nella società futura, più che protagonisti; secondo, la creatività é considerata una sorta di pericolo, enfatizzando tutto l’insegnamento sul lato “scientifico” della conoscenza quando l’umanità progredisce grazie alla creatività (anche nella scienza); terzo, la povera qualità degli insegnanti influsice su come la scuola é guidata, essendo questi insegnanti il primo impedimento per un vero sviluppo e crescita degli studenti; quarto, l’inabilità a relazionare soggetti accademici con le esperienze degli studenti.

Come ho detto, é triste constatare questo, ma io penso che insegnare gli studenti a casa é probabilmente una soluzione molto migliore per una educazione reale, disegnata sui bisogni degli studenti e non standardizzata sulla incapacità degli insegnanti. Distruggere le scuole é una soluzione? Distruggere la scuola qui significa non distruggerla materialmente, ma ripensare un concetto che una volta era inteso come una risorsa così che ognuno potesse apprendere, ma poi é diventato una prigione per la conoscenza.

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