The 7 “S’s” of good liturgical compositions/ Le 7 “S” della buona composizione liturgica (eng – ita) – M° Aurelio Porfiri

chantI am often asked to summarize what should be the characteristics of good musical compositions for the Church. It is not an easy question, but I came up with the idea that it is possible to list a few words that can be a good starting point for discussion: the 7 “S’s”.

  1. Concerning the word “sacred” there has been infinite discussion among liturgists. I think the book of Rudolph Otto on this very subject would be a good starting point to understand what I mean by sacred (even if the book is of course now quite old and I do not agree with everything in it): sacred means the manifestation of a supernatural dimension. The music has to communicate this, without being lost in a sort of spiritual vacuum. Spirituality without a direction is New Age. So sacred, but let us be careful on the possible deviations: Dionysus and Apollo meet again as brothers according to what Nietzsche was showing in his “The Birth of Tragedy”.
  2. Becoming a saint is the goal of Christian life. And sanctifying the different dimensions of our existence is part of this process. Music is holy when it is like the incense that burns to give off a perfume, music becomes, in a certain sense, “sanctified”. Sanctity is the outcome of sacrifice (studying, practicing and devoting your life to something): “May my prayer be set before you like incense; may the lifting up of my hands be like the evening sacrifice” (141, 2).
  3. Some people think that the secret to good musical compositions is the invention of countless musical ideas. Indeed it is not like this. With few ideas but well developed, the composition will really talk to the heart throughout the connections created by the memory.
  4. Liturgical music is not common music. The music that serves the world cannot serve God; the music for worship has to delimitate, acoustically, the inner space between our worldly life and our spiritual dimension.
  5. We don’t think too often that indeed “seduce” has a similar meaning to“separate”. It means reserving to yourself. Yes, liturgical music has to be attractive or there will be no one willing to listen. Attractiveness can lead to several different directions (remember again Dionysus and Apollo). Our direction is looking vertically, not horizontally.
  6. Liturgical compositions have to be written properly, and have respect for form and tradition. Only the composer who is able to revive models (that have to be known and practised without pausing) can become a model on his or her own.
  7. Liturgical music is not music for this world; it arises from our natural environment but tends to reach the “beyond”. This tension is an element of discrimination to judge when the piece is good for liturgy or not; it is not a tension of the world, the fighting between tonic and dominant, but is a tension that captures your soul in a grip and make you feel a death that is, strange to say, filled with never-ending life.

Sono spesso richiesto su quale siano le caratteristiche per delle buone composizioni per la Chiesa. Non é una domanda facile, ma mi sono convinto che é possible elencare poche parole che possono essere un buon punto di partenza per la discussione. Le 7 “S”.

  1. Sacralità. Sulla parola “sacro” c’é stata una discussione infinita tra liturgisti. Io penso che il libro di Rudolph Otto proprio su questo soggetto sarebbe un buon punto di partenza per capire cosa intendo io per sacro (anche se il libro é ora abbastanza vecchio e non condivido tutto di quello che vi é scritto): sacro significa la manifestazione di una dimensione soprannaturale. La musica deve comunicare questo, senza perdersi in una specie di spiritual vacuum. Spiritualità senza direzione é New Age. Così sacro ma con cautela delle possibili deviazioni: Dioniso ed Apollo si incontrano ancora come fratelli secondo quello che Nietzsche ha mostrato ne “La nascita della tragedia”.
  2. Santità. Divenire santo é lo scopo della nostra vita Cristiana. E santificare le diverse dimensioni della nostra esistenza é parte di questo processo. La musica é santa quando é come l’incenso che si brucia per divenire profumo. La santità é il risultato del sacrificio (studio, esercizio e dedicare la propria vita per qualcosa): “Come incenso salga a te la mia preghiera, le mie mani alzate come sacrificio della sera” (Sal 141, 2).
  3. Scarsità. Alcune persone pensano che il segreto per una buona composizione musicale sia il trovare un grande numero di idee musicali. Ma in effetti non é cosi’. Poche idee ma ben sviluppate e la composizione parlerà veramente al cuore attraverso le connessioni create dalla memoria.
  4. La musica liturgica non é musica comune. La musica che serve il mondo non può servire Dio; la musica per il culto deve delimitare, acusticamente, lo spazio interno tra la nostra vita mondana e la nostra dimensione spirituale.
  5. Noi non pensiamo spesso che “sedurre” ha un significato simile a “separare”. Significa riservare per te. Già, la musica liturgica deve essere attraente o non ci sarà nessuno interessato ad ascoltare. L’essere attraente può portare a diverse direzioni (ricordarsi di Dioniso ed Apollo). La nostra direzione é guardare verticalemente, non orizzontalmente.
  6. La musica liturgica deve essere scritta propriamente, e aver rispetto per la forma e la tradizione. Soltanto il compositore che é capace di ravvivare modelli (che deve conoscere e su cui si deve esercitare senza pausa) può divenire un modello a sua volta.
  7. La musica liturgica non é musica per questo mondo, viene fuori dal nostro ambiente naturale ma tende a raggiungere “l’oltre”. Questa tensione é un elemento di discriminazione per giudicare se un pezzo é buono per la liturgia o no; non é la tensione del mondo, la lotta tra tonica e dominante, ma é la tensione che cattura la tua anima in una morsa e ti fa sentire una morte che, strano a dirsi, é ripiena con una vita infinita.

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