La vita racchiusa tra due grida / Life enclosed between two cries – (ita – eng) – Fr. Serafino Tognetti

Prega bene chi ha la spina piantata nel fianco, come san Paolo che dice: “Avevo una spina nel fianco, un inviato di Satana incaricato di schiaffeggiarmi. Ho chiesto a Dio per tre volte di liberarmene, ma Lui mi ha risposto: te la tieni, caro Paolo, quella spina nel fianco, perché questa ti fa pregare” (cfr 2 Cor 12,7-9). E proprio nel senso della tua debolezza diventerai forte.
Da questa debolezza scaturisce la mia preghiera, che affonda le proprie radici nella totale povertà dell’uomo. Anche i santi rimangono uomini deboli e peccatori, anzi, i santi sono quelli che più di chiunque altro hanno toccato questo fondo. San Francesco di Assisi diceva di sé stesso: “Io sono peggio di Lucifero”.
Quando tocco il fondo di me stesso, comincio a gridare: “Signore, liberami da questa miseria terribile!” Questo grido di angoscia e insieme di speranza è il grido primordiale del bambino. Infatti, cosa fa il bambino quando esce dal ventre materno? Dice forse: “Ciao mamma, sono arrivato!” Il bambino è l’immagine dell’estremo bisogno.
Non solo nell’atto del nascere, ma anche in quello del morire sovente l’ultima parola è un gemito, un grido. Gesù stesso morì in questo modo: “Dando un forte grido, spirò” (Mc 15,37).
Il Signore non morì in silenzio, ma lasciò questa terra al termine della propria dolorosa missione elevando un terribile grido dall’alto della croce.
Quando le parole sono state tutte dette, quando la sofferenza dell’uomo crocifisso non ha più modi di esprimersi, quando il dolore è eccedente, vi è il grido.
Gesù ha toccato il fondo, il suo fondo, ed è il grido del Figlio di Dio il punto terminale dell’angoscia di Gesù Cristo, o meglio del peccato dell’uomo di cui Egli si è caricato.
Possiamo dire allora che la vita dell’uomo si racchiude tra due grida: il grido iniziale il primo giorno e il grido finale l’ultimo. In mezzo ci sono tante parole.
Ebbene, il grido dell’uomo nel proprio fondo è presente in noi, ed è sorgente di preghiera vera. Quando dunque voglio pregare sul serio devo andare a cercare quel grido nascosto in me e tirarlo fuori, ripeterlo, farlo risuonare.
A noi invece hanno insegnato a reprimere le urla.


The man, who has a thorn in his flesh, prays well as Saint Paul says: “I was given a thorn in my flesh, a messenger of Satan, to torment me. Three times I pleaded with the Lord to take it away from me. But he said to me: Keep it, dear Paul, in your flesh, because it makes you pray.” (cf. 2 Cor 12: 7-9). So because of your weakness you will become strong.
My prayer comes from this weakness and it finds its roots in the complete poorness of man. Even saints remains weak men and sinners, actually saints are those, who touched better this bottom. Saint Francis said about himself: “I am worst than Lucifer”.
When I touch the bottom of myself, I start to cry: “Lord, free me from this terrible misery!” This cry of anguish and together of hope is the primordial child’s cry. In fact what does the child when he comes from the womb? Maybe it says: “Hello, mum, here I am!” The child is the image of extreme need.
Only when we come into the world, but also when we die often our last word is a moan, a cry. Also Jesus died in this way: “With a loud cry, Jesus breathed his last.” (Mark 15: 37).
The Lord did not die in silence, but he left life at the end of his painful mission, terribly crying from the cross.
When all the words are said, when the suffering of the crucified man has no other way to express, when the pain is in excess, there is the cry.
Jesus touched the bottom, his bottom, and it is the cry of God’s Son the last moment of Jesus’s anguish or, better, of man’s sin, with which He loaded himself.
So we can say, that man’s life is enclosed between two cries: the beginning cry on the first day and the final cry on the last day. There are many words in the middle.
So the man’s cry in his own bottom is present in us, and it is source of real prayer. And when I want to pray seriously, I must find that cry hidden in me, to take it out, to repeat it, to let it resound.
On the contrary they taught us to repress our shouts.

(Translation By Marina Madeddu)

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