On the good use of hate/Sul buon uso dell’odio (eng – ita) – M° Aurelio Porfiri

tormento-350x350Some days I want to expose my belief why “hate” it is a bad word but can be seen also to have a positive side. So I was thinking a lot about this, already having in mind the structure of my article, just waiting for the time to sit and put my thoughts down on paper.

We need to say that hate is about separation. But it is a certain kind of separation. Indeed the word hate in English comes from the Indo-European radix kad that is connected with “hatred, sorrow”. Yes, it is important not to forget that in hating there is hatred but also sorrow. For the Italian odio, the origin is somehow more complicated. Different scholars trace the original meaning to various radixes. One of the hypotheses is also not dissimilar to the English one, making the word odio derived from a radix that means “eat away at”. So also here there is this sense of internal torment.

I will make a distinction between hate and indifference. Indifference is really about separation, because all emotional links are removed. Hating is a suffered separation, meaning that emotional attachment is still present. Why do we hate people we loved so strongly before? It is because this is the transformation of a feeling that is still there, but with a different modality of expression. Indeed, when we want to separate ourselves completely from one person we say to our friends: “now I am indifferent”, not “I hate him or her”. True hating, taken in the common sense, is indeed indifference. We also have not to forget that hate is relational, whereas indifference is separation.

Hating also affirms our identity, as pointed out several times by Marcello Veneziani. We recognize ourselves in contrast to the “enemy”. States survive by use of the hating tool (they call it nationalism) to build their identity in contrast to others. In some cases this is a good thing, because it is this sense of belonging that defines ourselves and what we are.

So hating may not be good in general, but it is much better than being indifferent.

Da alcuni giorni ho in mente di esporre le mie ragioni sul perche’ “odio” é una brutta parola ma può anche essere vista da alcuni lati positivi. Così stavo pensando molto su questo tema, avendo già in mente la struttura del mio articolo, solo aspettando il tempo opportuno per sedermi e mettere I miei pensieri su carta.

Bisogna dire che l’odio riguarda una separazione. Ma é un certo tipo di separazione. In effetti la parola hate nella lingua inglese viene da una radice indoeuropea kad, che e’ collegata a “disprezzo, dolore”. Già, é importante non dimenticare che nell’odio c’é disprezzo ma anche dolore. Nell’italiano “odio”, trovare l’origine é un poco più complicato. Vari studiosi tracciano l’origine della parola facendola risalire a varie radici. Una delle ipotesi non é molto diversa da quella per l’inglese “hate”, facendo derivare odio da una radice che significa “rodere dentro”. Così anche qui c’é una connessione con un tormento interiore.

Farò una distinzione fra odio e indifferenza. L’indifferenza é veramente una separazione, perché tutti I collegamenti emozionali sono rimossi. Odiare é una separazione sofferta, cioé l’attaccamento emozionale é ancora lì. Perché noi odiamo persone che prima amavamo così tanto? Perché c’é una trasformazione del sentimento che é ancora lì, ma con una diversa modalità espressiva. Infatti, quando ci vogliamo separare completamente da una persona noi diciamo ai nostril amici: “ora sono indifferente”, non “la odio”. Il vero odio, preso nel senso comune della parola, é infatti l’indifferenza. Noi non dobbiamo poi dimenticare che l’odio é relazionale, l’indifferenza separa.

Odiare anche afferma la nostra identità, come notato varie volte da Marcello Veneziani. Noi ci riconosciamo in contrasto con il “nemico”. Gli stati per sopravvivere usano questo strumento dell’odio (lo chiamano nazionalismo) per costruire la loro identità in contrasto con gli altri. In alcuni casi é una buona cosa, perchè é questo senso di appartenenza che ci definisce per quello che siamo.

Cosi’ l’odio non é una cosa buona in generale, ma é molto meglio dell’indifferenza.

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