On gesture / Sul gesto (eng – ita) – M° Aurelio Porfiri

ManoThere are some conductors that are in love with themselves. You can be sure that they think that the whole goal of the performance is showing off their nice butt to the audience that is enjoying seeing them move as an etoile of the Metropolitan. But indeed the gestures of the conductor have another function. The Latin gèrere suggests something that has to be done, but has not a qualifying meaning (the way to do it). This word comes directly from the Indo-European root ger (even if this derivation is considered not completely reliable). But the Latin gèrere is more easily derived from the root ges (but also in this case may be questionable) meaning acting on something. The way conductors interpret a gesture is very subjective; they interpret as it is “our action on something”. But indeed the action that is requested is almost an Actio Sacra, where is not a direction that is needed but almost an evocation. The conductor evocates the sound, but does not direct it.  This kind of action is an action of those who know how to wait, that are not qualifying the gesture in a subjective way but in an objective way: choral gestures require a Presence outside the conductor, or it is similar to artistic masturbation.

On this I find a lot of similarities with a very beautiful aphorism of the great Italian philosopher and theologian Cornelio Fabro: “Philosophical reflection looks for the foundation, the foundation without quality but that is qualifying; it is the not communicable that communicate, the not qualified that qualify, because if it had a certain quality, that would prevent to self qualify and would be determinism”. Yes, this is not easy to grasp but the point of similarity is this: a gesture, as philosophical reflection, looks for the foundation of the piece, the reason outside the subjectivity of the performers to qualify them through the performance. Conducting gestures are sacrifices, sacrum facere, acts of the conductor who is not the one who presides but represents the point of convergence of all the spiritual energies of the performers.

Ci sono alcuni direttori di coro che sono innammorati di se stessi. Puoi essere sicuro che loro pensano che lo scopo della performance é mostrare il loro grazioso sedere agli ascoltatori che sta gioendo nel vederli muovere come una etoile del Metropolitan. Ma infatti il gesto del direttore ha un’altra funzione. Il latino  gèrere  suggerisce qualcosa che deve essere fatto, ma non ha un signfificato qualificante (il modo di farlo). Questo viene direttamente dalla radice indoeuropea ger (anche se questa derivazione e’ considerata non completamente affidabile). Ma il latino gèrere é più facilmente fatto derivare dalla radice ges (ma anche in questo caso con alcuni dubbi) che significa agire su qualcosa. Il modo in cui I direttori interpretano il gesto é molto soggettiva, loro la intepretano come “la nostra azione su qualcosa”. Ma in effetti, l’azione che é richiesta é quasi un Actio Sacra dove non é una direzione che é necessaria ma quasi una evocazione. Il direttore evoca il suono, non lo sta dirigendo. Questo tipo di azione é un’azione di coloro che sanno come aspettare, che non stanno qualificando il gesto in modo soggettivo, ma in un modo oggettivo: il gesto corale richiede una Presenza al di fuori del direttore, o é simile ad una masturbazione artistica.

In questo trovo similarità con un bell’aforisma del grande filosofo e teologo italiano Cornelio Fabro: “la riflessione filosofica cerca il fondamento, il fondamento senza qualità ma qualificante; é l’incomunicabile comunicante, é l’inqualificato qualificante, perche’ se avesse una certa qualita’, quella gli impedirebbe di qualiificarsi e sarebbe determinismo”. E’ vero, non é semplice da afferrare ma il punto di contatto é questo: il gesto, come la riflessione filosofica, cerca per il fondamento del pezzo, la ragione al di fuori della soggettività degli esecutori per qualificarli attraverso la performance. I gesti di direzione sono sacrifici, sacrum facere, atti del direttore che non é colui che presiede ma il punto di convergenza di tutte le energie spirituali degli esecutori.

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