“O bella ciao”: storia affascinante di una canzone della guerra / “O bella ciao”: the Fascinating Story of a War Song (ita-eng) – Dr. Eleonora Simi Bonini

n. 1

“O bella ciao” é considerata la canzone dei partigiani e della Resistenza, in questi giorni l’abbiamo sentita cantare varie volte in occasione dell’anniversario della Liberazione d’Italia. Ma chi l’ha composta, chi sono gli autori? Un interrogativo con tante risposte e grazie all’Etnomusicologia, la parte della musicologia che studia le tradizioni orali di tutti i popoli europei sorta alla fine dell’Ottocento possiamo rispondere anche se l’Etnomusicologia si sviluppò in Italia in ritardo rispetto all’estero. Ricordiamo gli studiosi Diego Carpitella, Giorgio Nataletti, Luigi Colacicchi e Roberto Leydi considerati e criticati come la ‘generazione di mezzo’ della sua storia, che cercarono di aggiornarsi e di recuperare in Italia le musiche e i canti della nostra terra. prima che i mass-media potessero cambiare l’autenticità di queste fonti.

Secondo gli studi di Roberto Leydi sulle origini della musica di questa canzone un’ascendenza la troviamo nell’area settentrionale italiana caratterizzata dal modo maggiore in un canto popolare contadino sicuramente anteriore alla canzone della Resistenza: un ‘gioco infantile’ del Trentino: “La me nona l’è vecchiarella” (vedi n. 1) e in un’altra versione “Ti darò cinquanta scudi” in Lombardia. Il ‘gioco infantile’ si riferisce al gioco che l’adulto fa con il bambino (tipo Vola vola o altri) allo scopo di promuovere il coordinamento dei movimenti, di controllare i riflessi e di far apprendere vocaboli e nozioni, ciò spiega il battito delle mani rimasto anche nel canto dei partigiani. Il testo:

La me nona l’è vecchiarella                                                                     Ti darò cinquanta scudi
la me fa ciau                                                                                            la mi dì ciò
lame dis ciau                                                                                            la mi fa ciò ciò ciò
la me fa ciau ciau ciau                                                                              ti darò cinquanta scudi
la me manda la funtanela                                                                          di prender l’aqua per il desinar.
a tor l’aqua per desinar […]
Ti darò cincento scudi
perchè l’aqua la te pol bagnar […]

La musica che é realizzata nel modo minore e la presenza del battito delle mani hanno fatto pensare ad un’origine slava, esiste infatti una ballata yiddish “Dus Zekele Koilen” (Una piccola borsa di carbone) da cui è stata tratta la melodia ‘Koilen’ eseguita da un tipico complesso strumentale ebraico detto Klezmer (vedi n. 2) composta o riadattata nel 1919 da uno zigano ebreo di origine russa emigrato in America, Mishka Ziganoff ,la cui musica è molto simile alla Nostra canzone (ascolta n. 3).

Per quello poi che riguarda il testo un’ascendenza si trova in una ballata della zona del bergamasco, una canzone narrativa “La pesca dell’anello”/”Fiore di tomba”, dove si narra la storia di una ragazza che chiede di morire piuttosto di lasciare l’amante e chiede di essere sepolta nella stessa tomba e predice che sulla tomba nascerà un fiore a ricordare la ragazza morta per amore.

Esiste anche un’altra versione di ‘Bella Ciao’ un canto delle mondine partigiano, considerato però un falso storico in quanto composto dopo la guerra.

Sulla nascita della canzone partigiana invece poco si conosce, testimonianze dicono che sia nata sull’Appennino Emiliano durante la Resistenza, sicuramente ad opera di qualche partigiano, si fa anche il nome di Enzo Biagi, partigiano e presente in quel luogo.

Divenne popolare dopo la fine della guerra, venne cantata nel 1947 nel primo Festival Mondiale della Gioventù a Praga e la sua diffusione iniziò quando il 21 giugno 1964 fu presentata una rassegna di canti popolari italiani al teatro Caio Melisso di Spoleto durante il Festival dei due Mondi, uno spettacolo promosso da Roberto Leydi e Filippo Crivelli, che faceva vedere ed ascoltare per la prima volta un altro e diverso mondo musicale e un’altra cultura. Malgrado G. Carlo Menotti, regista e responsabile, prevedendo dissensi, cercasse di censurare qualche canto, lo spettacolo fu accompagnato da scontri politici abbastanza violenti e con una denuncia per vilipendio alle forze armate.

n. 3

“O bella ciao” is considered the song of Partisans and of Italian Resistance movement, in the last few days we heard it on the occasion of Liberation Day (1). But who did compose it, who are the authors? A question with many answers, but thanks to Ethnomusicology, the part of Musicology, which studies the European people’s oral tradition, born at the end of XIX Century, we can answer it, even if Ethnomusicology developed later in Italy compared with the rest of Europe. We remember the experts Diego Carpitella, Giorgio Nataletti, Luigi Colacicchi and Roberto Leydi, who are considered and criticized as the “middle generation” of its history, who tried to update themselves and to recover the music and songs of our country, before the mass-media changed the authenticity of these sources.

In Roberto Leydi’s opinion we can find an origin of the music of this song in the North of Italy, and it was characterized by the major tone in a popular country song for sure earlier than the Resistance’s song: a “children game” of Trentino – “La me nona l’è vecchiarella” (see n. 1) – and another version – “Ti darò cinquanta scudi” – in Lombardia. The “children game” concerns a game, which an adult plays with the child (as “Vola vola” or others) to promote the movement’s coordination, to control the reflexes, to teach words and notions. This fact explains the hand clapping still present in the partisans’ song. The text:

La me nona l’è vecchiarella                                                              Ti darò cinquanta scudi
la me fa ciau                                                                                     la mi dì ciò
la me dis ciau                                                                                   la mi fa ciò ciò ciò
la me fa ciau ciau ciau                                                                      ti darò cinquanta scudi
la me manda la funtanela                                                                 di prender l’aqua per il desinar. (3)
a tor l’aqua per desinar […]
Ti darò cincento scudi
perchè l’aqua la te pol bagnar […](2)

The minor tone music and the hand clapping make one think to of a Slavic origin. There exists indeed a yiddish ballad,”Dus Zekele Koilen” (A little bag of coal), from which comes the melody “Koilen”, performed by a typical Jewish instrumental ensemble called Klezmer (see n. 2) composed or readapted on 1919 by a Jewish-Russian gipsy musician then emigrated in the USA, Mishka Ziganoff, whose music is very similar to our song (listen to n. 3).

n. 2

Concerning the words, we can find an origin in a Bergamo area’s song, a narrative song – “La pesca dell’anello”/”Fiore di tomba” – which tells the story of a girl, who prefers to die rather than leave her lover, and asks to be put in the same tomb of her lover and predicts that on this tomb will bloom a flower in memory of the girl who died for love.

There is also another version of ‘Bella Ciao’, a partisan song of the mondine (4), which is a fabrication of history, because it was composed after the war.

We know almost nothing about the origin of the partisans’ song. Some testimonies tell us that it comes from Emilian Apennines during the Resistance’s period, for sure by some partisan, and someone says also by Enzo Biagi (5), a partisan present in that place.

It became famous after the war: it was sang on 1947 in the first Youth Festival in Prague and its diffusion began on 21 June 1964, when it was presented in an Italian popular songs show in the Caio Melisso Theatre in Spoleto, during the Festival dei due Mondi, a show promoted by Roberto Leydi and Filippo Crivelli, in which for the first time was presented another and different music world and another culture. Even though G. Carlo Menotti, director and responsible, predicting protests, tried to censor some songs, the show was followed by violent political conflicts and by a denunciation for contempt of the Italian armed forces.


Translator’s notes:

1) public holiday to celebrate the liberation of Italy from the Nazi occupation on 1945.

2) From dialect: my Granny is old, she tells me “Hello!”, she sends at the fountain to bring water for lunch. I will give you 500 scudos, because water can get you wet.

3) From dialect: I will give you 50 scudos, she told me so, she gave so, I will give you 50 scudos for bringing water for lunch.

4) Rice weeder

5) Italian journalist and writer (1920 – 2007)


(Translation by Marina Madeddu)

 

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