Il paradiso perduto / Paradise Lost (ita -eng) – Dr. Marcello Veneziani

Rinuncia di Benedetto XVI al Pontificato / Benedict XVI’s resignation (video)

Da un verso Ratzinger fu un rigoroso difensore della fede e della dottrina contro la dittatura del relativismo; ma dall’altro c’era in lui il tormentato filosofo che si confronta con l’ateismo e riapre i conti con Nietzsche, Heidegger e il pensiero contemporaneo. Lui che é stato streuno difensore della Tradizione, lui che il filosofo cattolico Del Noce  definiva “il più alto esempio di cultura di destra”; proprio lui, si è affaccciato nelle terre incognite dell’ateismo più di ogni altro papa. Arrivò a dire che un inquito cercatore privo di fede é più vicino a Dio di un devoto per routine, così sconfessando millenni di fede tramandata e milioni di fedeli per consuetudine. Si spinse poi a dire che la verità non abita dentro di noi, nessuno la possiede; ma la verità possiede noi, noi siamo dentro la verità. E dunque nessuno detiene il monopoilo della verità e può disporre in suo nome. A ben vedere, é una rivoluzione rispetto alla fede insegnata nei millenni, ma rispetto a chi ritiene irrangiungibile la verità e non si accorge di essere invece dentro il suo raggio. Ratzinger fu lacerato dal conflitto tra fede e inquietudine, tradizione e ricerca, poco compreso dal mondo. Per la sua fragilità era più amabile del predecessore e del suo successore, ma fu meno amato di ambedue. Le sue dimissioni da Santo Padre furono la testimonianza più alta e sofferta della società senza padre in cui viviamo.

Non si dimenticano i suoi sguardi di spaventata dolcezza, di trattenuta mestizia, la sua scarsa dimestichezza con le cose del mondo, il suo disagio di vivere nello spelndore regale, le sue pantofole rosse. il suo sguardo si scusava col mondo e suggeriva agli astanti: sono un pensatore che regger le sorti del pontificato. Aveva “quel non so che di angelico”, come diveca Petrarca di Celestino V, papa che abdicò, “inesperto di cose umane”. A volte Ratzinger si abbandonava ai sorrisi, occhieggiava all’umorismo degli angeli o si atteggiava a un’affabile severità che lo faceva somigliare a Paolo Stoppa interprete del Papa Re nel Marchese del Grillo. Di tutte le sue lezioni teologiche ci resta impressa la più puerile. Fu a Milano, qualcuno gli chiese come si immaginava il paradiso. Liberandosi mentalmente dalla mitria, il Pap disse che lui il paradiso lo figurava come un ritorno all’infanzia, cone suo padre e sua madre. Una confessione proustiana, tenera e universale, che sfugge al rigore della dottrina e alla fede, parte dal cuore e arriva diritta al cuore di ognuno. Gli unici paradisi intravisti sono i paradisi perduti.


On one hand Ratzinger was a strong defender of faith and of the doctrine against the relativism’s dictatorship; but on the other hand there was in him the tormented philosopher, who confronted himself with atheism and faced Nietzsche, Heidegger and the contemporary thought. He was a strong defender of Tradition, and has been described by the Catholic philosopher Del Noce as “the highest example of conservative culture”; he looked at the undiscovered country of atheism more than any other pope. He even said that a restless, non-believer researcher is closer to God than a routine faithful, in this way renouncing a thousand years of transmitted faith and millions of routine faithful. And he said also that truth is not in us; nobody has it, but truth has us, we are inside truth. And so nobody has a monopoly over the truth and can decide in its name. We can understand that this is a revolution compared with the faith taught during the centuries, but also with those, who think at truth as unattainable, and do not understand that it is so close instead. Ratzinger was tormented by the conflict between faith and anxiety, tradition and search, not so understood by the world. Because of his frailty he was more amiable than his predecessor and his successor, but he was less loved than the other ones. His resignation as Holy Father was the highest and most tormented testimony of the a society without a father, in which we are.

We have not to forget his gazes of scared sweetness, of restrained sadness, his limited familiarity with the world, his embarrassment in living in a royal splendour, his red slippers. His gaze apologized to the world and suggested: I am a thinker, who has the destiny of the pontificate. He had “something angelic”, as the Petrarca (1) said about Celestine V, the pope who abdicated, “not expert of in human things”. Sometimes Ratzinger smiled, looked at the angels’ humour or pretended to have an affable severity, which made him look like Paolo Stoppa (2) interpreting the King Pope in the movie “Il Marchese del Grillo” (3). Among all his theological lessons we remember the most childish one. He was in Milan, when somebody asked him, how he imagined paradise. Getting free in his mind from the miter, the Pope said that he imagined Paradise as a turning back to childhood with his father and his mother. A Proust, sweet and universal confession, outside the doctrine and the faith, coming directly from the heart and going directly to the heart of all. The only glimpsed paradise is a paradise lost.


Paolo Stoppa nel film “Il Marchese del Grillo” / Paolo Stoppa in the movie “The Marchis of Grillo”

Translator’s notes:

1) Italian poet (1304-1374)

2) Italian actor (1906 -1988); he was Pope Pious VII in the movie “The Marchis of Grillo” (see the following note)

3) “The Marchis of Grillo”, a 1981 Italian movi directed by Mario Monicelli, starring Alberto Sordi as the titular character. It depicts early XIX century episodes in the life of a noble man in Rome famous for his jokes.


(Translation by Marina Madeddu)

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