Three ways to understand if a liturgical composition make sense/ Tre modi per capire se una composizione liturgica è buona o no (eng – ita) – M° Aurelio Porfiri

Chant codexI am asked often to give my humble opinion about the quality of a composition for the liturgy. It is not an easy task and full of possible troubles, but maybe a few things may be said to help those who want to know if something they are using for the liturgy is good or not.

  1. Personal taste is not a good parameter. Let me explain this a little bit: things are not necessarily good because you may like them. Your taste may be corrupted, so every evaluation should be compared with a tradition. Tradition is the best antidote against arbitrary judgments. Something is good because it conforms to a process and maybe goes even beyond, not because of my little and unimportant opinion of it.
  2. Consistency is important. And first of all consistency with the liturgy. You may be able to compose a triple fugue with all the possible contrapuntal devices, but if that piece is not consistent with the liturgical moment it is composed for, it is useless. And this consistency leads also to other consistencies: harmonic, melodic and rhythmic. If there is not a circular logic that regulates the composition, and there is no reason for this, the composition may not be worthwhile.
  3. Maybe it may seem strange what I am going to say, but another parameter that may be considered is the way the composition looks on the score. Yes, the score indeed is nothing in itself; let us not forget that the essential nature of music (and of church music) is for it to be improvisational and oral. But indeed there is a sense of the written music coming from the score that cannot not be considered. I remember one day I showed some of my compositions to a very famous and important composer of liturgical music; he considered them for a few seconds and then told me that they looked good to him. It was not a way to send me away, because he mentioned that he could see that the structure coming from the notation made sense. So, I affirm, to judge a good liturgical composition, there is a pre-auditory element. In Italy we say “carta canta” (the paper sings). And in a certain way, this is a deep truth.

Sono spesso richiesto di dare la mia umile opinione sulla qualità di una composizione liturgica. Non è un compito facile ed è pieno di possibili problemi, ma forse poche cose possono essere dette per aiutare coloro che vogliono sapere se quello che stanno usando per la liturgia e’ buono o no.

  1. Il gusto personale non è un buon parametro. Fatemi spiegare questo un poco, le cose non sono necessariamente buone solo perchè ti potrebbero piacere. Il tuo gusto potrebbe essere corrotto, così ogni valutazione deve essere confrontata con una tradizione. La tradizione e’ l’antidoto contro i giudizi arbitrari. Qualcosa è buono perchè si conforma ad un processo e forse va anche oltre, non a causa della mia piccolo e irrilevante opinione che lo riguarda.
  2. La conformità è importante. E prima di tutto conformità con la liturgia. Tu potresti essere in grado di comporre una tripla fuga con tutti i possibili artifici contrappuntistici, ma se il pezzo non si conforma con il momento liturgico per cui è composto, è inutile. E questa conformità conduce ad altre dello stesso tipo, melodiche, armoniche e ritmiche. Se non c’è una logica circolare che regola la composizione, e non c’è ragione per cui non ci sia, quella composizione potrebbe essere non valida.
  3. Forse può sembrare strano quello che sto per dire, ma un altro parametro che potrebbe essere considerate e’ il modo in cui la composizione appare sullo spartito. Già, lo spartito in effetti non è nulla in se stesso; non dimentichiamo che la natura essenziale della musica (e della musica per il culto) è improvvisatoria e orale. Ma in effetti c’é un senso della musica scritta che viene dallo spartito e che non può non essere considerato. Ricordo di aver mostrato un giorno alcune mie composizioni a un importante e famoso compositore di musica liturgica; egli osservò per alcuni secondi e poi mi disse che sembravano buone per lui. Non era un modo per spedirmi a casa, perché osservò che egli poteva vedere che la struttura che si osservava dalla notazione faceva senso. Cosi, affermo, per giudicare una buona composizione liturgica c’é un elemento pre-auditivo. In italia diciamo “carta canta” (the paper sings). E in un certo modo, questa é una verità profonda.

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